Nel corridoio del liceo in cui insegno, il suono della campanella segna spesso il passaggio da un'attività all'altra, tra la fretta e il bisogno di fermarsi. Osservando i ragazzi e incontrando le persone nel mio percorso di counseling, mi capita di riconoscere una difficoltà comune: restare in contatto con ciò che accade nel momento presente. A volte siamo concentrati su quello che potrebbe succedere, altre volte continuiamo a ripensare a ciò che è già accaduto, perdendo il contatto con la nostra esperienza attuale. È in questo contesto che la mindfulness assume, per me, un significato che va oltre il semplice rilassamento. È una pratica di consapevolezza che può aiutarci a comprendere meglio ciò che proviamo, a riconoscere le nostre reazioni e a vivere le relazioni con maggiore attenzione. Ma che cosa significa, concretamente, essere consapevoli?
Nel corridoio del liceo in cui insegno, il suono della campanella segna spesso il passaggio da un'attività all'altra, tra la fretta e il bisogno di fermarsi. Osservando i ragazzi e incontrando le persone nel mio percorso di counseling, mi capita di riconoscere una difficoltà comune: restare in contatto con ciò che accade nel momento presente. A volte siamo concentrati su quello che potrebbe succedere, altre volte continuiamo a ripensare a ciò che è già accaduto, perdendo il contatto con la nostra esperienza attuale. È in questo contesto che la mindfulness assume, per me, un significato che va oltre il semplice rilassamento. È una pratica di consapevolezza che può aiutarci a comprendere meglio ciò che proviamo, a riconoscere le nostre reazioni e a vivere le relazioni con maggiore attenzione. Ma che cosa significa, concretamente, essere consapevoli?
